La corriera è rosa, la viaggiatrice Rita Bacchi Pessina racconta la sua esperienza

Rita Bacchi Pessina

Rita Bacchi Pessina

Se non ci fossero state loro, per molti anni muoversi in Appennino sarebbe stato difficile, soprattutto in alcuni particolari momenti dell’anno: quando fa freddo e in terra c’è vento e ghiaccio.

Stiamo parlando delle corriere, mezzo di trasporto pubblico che pochi conoscono e utilizzano nelle grandi città. Al mattino affollate di studenti rumorosi, nelle altre fasce orarie rappresentano uno spaccato di società interessante, popolato  da donne sopra i 40 anni, che scelgono il mezzo pubblico per andare a fare la spesa, per andare verso a Reggio Emilia per lavoro o semplicemente per risparmiare.

“L’universo femminile è qualcosa di per sé già piuttosto complicato, ma quello che utilizza la corriera per muoversi nel nostro Appennino ha qualcosa di diverso, difficile da spiegare – scrive a Redacon Rita Bacchi Pessina -. Già utilizzare i mezzi per raggiungere le località della nostra montagna è qualcosa che rivela il coraggio e la temperanza dei suoi abitanti. L’età media delle viaggiatrici si aggira intorno ai 40 anni. Voglio pensare si tratti di scelte, ecologicamente ponderate, che maturano con gli anni e con il raggiungimento di una più viva consapevolezza. Probabilmente però è il frutto di un bilancio famigliare che già vacilla e che per chi fa un’ora o più su questi mezzi per raggiungere il posto di lavoro, può raggiungere un capitolo importante alla voce carburante”.

Tra coloro che scelgono di spostarsi in corriera ci sono decine di badanti, soprattutto ucraine e rumene, che non avendo una macchina di proprietà si muovono in tutta la provincia affollando i sedili di tessuto blu alla ricerca di un pomeriggio di svago. Nessun passeggero può restare in disparte e poco a poco si crea un microcosmo dal quale è difficile isolarsi.

“Le donne in corriera sono donne speciali - continua Pessina - . Sempre piene di borse (il pranzo da portarsi in ufficio la mattina e i cibi per preparare la cena alla sera) e qualcuna con la valigia.  Parlano spesso tra di loro e facendo un tragitto medio si impara a conoscersi.

Ho imparato, ad esempio, alcune ricette davvero veloci e gustose, il lavoro di tutte le mie vicine di posto, il loro orario e anche qualche cosa dei loro principali. So chi vorrebbe cambiare professione e chi porta pazienza perché ormai manca poco alla pensione. E assicuro di aver imparato tutto questo senza aver scambiato una sola parola con una di loro… Quello che poi non ho appreso dalle loro conversazioni, che non puoi non sentire nemmeno se lo vuoi, l’ho imparato ascoltando le telefonate. Chissà perché, appena si sale su un mezzo pubblico, si ha l’impressione di entrare in un confessionale.

Quando si è fortunati e non si sente la voce dell’interlocutore al di là dell’apparecchio, si capisce tutto ascoltando le lunghe conversazioni. L’ultima volta ho sentito una badante litigare con i datori di lavoro per un mancato giorno di permesso, e la figlia con la madre perché non era d’accordo con la sua decisione di andare a vivere da sola. E poi arriva la mia fermata... Pazienza, perché domani il racconto continua.”

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